1° TORNEO PER I CENTAURI

LOCALITA' FERMO (AP)

TORNEO OPERAZIONE SOLE ROSSO

  

LEGGI SOTTO OPPURE SCARICALO IN ACROBAT

Finalmente è arrivato il grande momento, si parte per il primo torneo dei Centauri. Ritrovo di Miki, Varchi, Soap e Lorenz ore 20 al vecchio casello di Sasso Marconi per poi raggiungere Tano, Willie, Kiro e Ceve all’autogrill di Castel San Pietro Terme. Temperatura esterna attorno ai 2° C. Temperatura percepita inizialmente attorno a 0°C, ma man mano che passa il tempo i piedi e le mani iniziano ad avere seri problemi di congelamento. Ma stiamo partendo per una missione e non ci facciamo spaventare.  Il primo ad arrivare è, ovviamente, il pilota Miki che parcheggia il Vito alle 19.45 Zulu. Lorenz segue a ruota con 5 minuti di distacco. In terza posizione sopraggiunge Varchi alle 8 meno qualche sputacchio, seguito a ruota da Soap. Gli zaini sono più grandi di noi, ma siamo tosti e non ci facciamo certo spaventare, anche perché siamo più carichi di una molla over Joule per questa avventura che vogliamo affrontare senza pretese, con l’intento di essere almeno seri e professionali, soprattutto divertendoci.  Imbocchiamo l’A14 in direzione Ancona e rompiamo il ghiaccio con qualche stronzata (è la prima volta che viaggiamo insieme) e con me che distribuisco le mappe del percorso con i vari Obiettivi e WayPoint che ho calcolato da solo, sperando di non aver cappellato. Giusto per rendersi conto di quello che ci si deve, a grandi linee, aspettare.  Arrivati all’Autogrill ci si saluta e si va al taffio. Entrati ci troviamo davanti una fila di profughi del viaggio autostradale impressionante, ma tra uno spintone e un vaffa riusciamo a conquistare l’obiettivo. La cassiera è rincoglionita e regala bevande, quindi festa grande.  Prima della partenza, io e Ceve facciamo cambio veicolo. Probabilmente c’è una storia d’amore tra lui e Miki. Dopo la colletta pro carburante e la sosta rifornimento si riparte. Nel Golf del Tano si guarda il DVD di Behind Enemy Lines. Ad un certo punto Willie si accorge di aver dimenticato borraccia e cinturone a casa, poco male, si porterà dietro la bottiglia nello zaino. Durante la scena nella quale il protagonista per sfuggire alle milizie serbe si nasconde sotto un mucchio di cadaveri in putrefazione, mi sentivo talmente coinvolto da sentirne persino l’odore… ma in realtà era il buon Kiro che aveva deciso di dare un tocco di verità al film lasciando andare una bomba chimica in macchina, dall’odore ho dedotto che probabilmente per abituarsi alla battaglia del giorno dopo, aveva mangiato topi morti.  Il viaggio prosegue senza intoppi e si raggiunge l’albergo ristorante “La Chiocciola” di Senigallia.  Essendo amici del Tano è lui a fare onori di casa e presentazioni. Ci accompagnano in camera dove i Centauri rimangono un po’ perplessi quando ad aprire la porta si è presentato un pinguino con la sciarpa, che batteva i denti per il freddo. Accortasi del nostro stato di perplessità per la temperatura, la ragazza si premura di comunicarci che il riscaldamento è stato acceso e, per provarcelo, ci fa sentire che il termosifone è caldo. Tranquillizzati scendiamo nella hall a fumare e ad impostare le coordinate dei vari Obiettivi e WayPoint sul nostro nuovo e fighissimo GPS. Willie mi fa vedere con enorme soddisfazione il nuovo sistema di fissaggio che si è inventato per tenere orizzontale il satellitare mentre si pattuglia: una serie di tiranti e corde che ricordano molto i tiranti del ponte di Brooklin, ma che funzionano egregiamente.  Mentre Willie legge le coordinate e Tano le immette nel GPS accade il primo intoppo: passa una cavalla di 1,80 metri mora, con stivale al ginocchio accompagnata da un tipo che le arriva si e no alle bocce. Purtroppo questo contrattempo ci fa perdere Willie, si riprenderà il giorno dopo, anche perché vedendola salire su un Porsche capisce che non ha speranze e questo lo getta in un baratro di disperazione senza fine. Immediatamente al suo posto interviene Kiro, che non si capisce come mai non viene colpito dallo stesso malore accaduto a Willie, e l’operazione procede regolarmente.  Tano chiede a Willie se è sicuro che il reticolo del GPS sia quello giusto. Lui risponde affermativamente e quindi tutti si sentono tranquilli che il giorno dopo il satellitare ci avrebbe portati dritti sugli obiettivi. Nessuno però in quel momento ha tenuto conto delle condizioni di Willie, che era ancora scosso dall’incontro con la donna del Porsche.  Poi passiamo al Briefing che si svolge nella camera di Tano, Kiro, Soap e mia. Dopo le varie discussioni su come sarebbe stato meglio muoversi, ingaggiare e pattugliare alle 00.30 Zulu si va a letto. Io e Kiro discutiamo su chi deve dormire nel letto matrimoniale con il Tano che minaccia bombe atomiche e russate tutta notte. Soap si prende la parte bassa del letto a castello e, dopo una sfida all’arma bianca si decide che sarà Kiro a dormire con lo scoreggione.  La scelta è stata molto poco furba, perché appena salito sul letto io e Soap ci accorgiamo che è più traballante di un castello di carte e che, ad ogni movimento, si muove come se ci fosse un terremoto mentre le doghe si flettono in maniera preoccupante, tanto che Soap prega per vedere l’alba del giorno dopo. Inoltre le coperte sono così rincalzate che nemmeno con un piede di porco si riesce a allentare un po’ la morsa che ci attanaglia. Finalmente riesco ad infilarmi sotto le coperte e… SORPRESA, mancano 30 cm. di spazio per le gambe e mi toccherà dormire rannicchiato. Tempo 4 minuti e tutti dormono, tranne il sottoscritto che non riesce a trovare la posizione schiacciato dalle coperte e con le ginocchia infilate nelle orecchie. Alle 02.30 Zulu riesco ad addormentarmi, incazzato come un terrorista che deve andare a fare un attentato in Francia e si accorge a Parigi di aver dimenticato la bomba in Iraq. La sveglia è puntata per le 06.30, ma il mio personale risveglio avviene alle 05.30 (sempre Zulu, of course) perché il pinguino è tornato a rompere le balle in camera. I simpatici albergatori hanno spento il riscaldamento quando siamo andati a letto e la camera si è trasformata in un Iceberg. Naso e mani sono congelati, ma non c’è pezza, le coperte non sono abbastanza lunghe per coprirmi la faccia. Tutti dormono, Kiro sembra morto, Tano si muove, russa come una motosega, costante ed implacabile, e ogni tanto fa un gemito. A quel punto non so più se Kiro dorme o sta facendo un “servizietto” al capo. Soap cambia posizione ogni 12 secondi e 3 decimi sospirando e io bestemmio in 8 lingue diverse (per essere sicuro che il buon Dio capisca) per il freddo e il sonno. Il tempo non passa per un cazzo e tutte le volte che guardo l’orologio la lancetta dei minuti ne ha contati 5. Finalmente la sveglia di Kiro suona e in 12 secondi sono giù da quella maledetta trappola che ho pagato 18,00 € e che gli albergatori chiamano letto, Soap batte i denti e Kiro e Tano tirano fuori la testa da sotto le coperte. Ci prepariamo, indossando le mimetiche, e scendiamo. Il capo Tano si trasforma in barista e prepara il caffé per tutti, visto che i titolari dell’albergo ci avevano avvisati che per i 18 € a crapa che avevamo sborsato, non si sarebbero smaronati a venire al lavoro.  Nella hall c’è il guest book che Miki pensa giustamente di firmare: “I Centauri ringraziano per la cortesia e l’ospitalità. Peccato che abbiamo perso tre uomini per il freddo”.  Carichiamo gli zaini nei mezzi e partiamo – sono le 07.04 -, pronti e comunque carichi, in fondo ci aspetta il nostro primo torneo. Magari non arriveremo primi, ma sicuramente ce la metteremo tutta!  Un ora e venti di viaggio, con sosta colazione all’Autogrill, e siamo sul campo, località Montottone, sopra Fermo (AP). Ci accoglie un terrorista con turbante e barba alla Bin Laden che ci da le prime dritte. Iniziamo a cazzeggiare e a scherzare con gli organizzatori e i vari gruppi, tutti simpatici e disponibili. Quando chiediamo info al buon Bin, lui ci rimanda ad un altro membro dei Corvi, che è fra quelli che ha organizzato e pianificato il torneo. Lo raggiungiamo e lui si presenta come “Charlie” dei Corvi, ex Iena Korps. Qualcuno gli chiede se è lo stesso Charlie che ha scritto un articolo e io se è lo stesso del “manuale di pattugliamento”. La risposta lapidaria è che in tutta Italia esiste un solo Charlie ed è lui! Lui scrive per Soft Air Adventure, per vari siti, organizza tornei e scrive manuali. Io aggiungerei che nel frattempo si fa caffé e barba e uccide i nemici sparando pallini dalla bocca con una potenza di uscita di un Joule e mezzo. Comunque niente da dire, è professionale e in gamba. Ancora in anticipo iniziamo a prepararci, caricarci di pallini, buffetteria, armi elmetti e ad inceronarci la faccia con i nostri colori camo. Io, quando ho finito, sembro una baldracca mimetica da quanto mi sono truccato. Arriva Bin Laden con Joulometro e ci prova le armi che risultano tutte abbondantemente regolari, a parte il fucile di squadra che spara da paura ma rimane ok per un pelo. Ci dirigiamo verso il punto di partenza dove un altro Corvo ci da le ultime indicazioni e ci ragguaglia come è meglio affrontare il torneo, spiegandoci che sarà fisicamente impegnativo e con delle belle salite, specificando che, ad esempio, l’OBJ1 è su una salita della Madonna. Cazzo, penso io, ma non doveva essere un torneo facile e fisicamente poco impegnativo? Mettiamoci ben d’accordo ragaz! Il Corvo ci consiglia di lasciare tutto quello che di superfluo abbiamo addosso per facilitarci il compito e io immediatamente penso che mutande e fucile sono l’unica cosa di cui ho bisogno, i pallini al massimo li metto dentro le mutande così sembra anche che abbia un gran pacco. Ma non dico niente e mi tengo tutto addosso, anche se sento di non essere bello in forma. Sarà mica colpa delle tre ore di sonno al freddo dell’albergo che più che Senigallia sembrava al Polo? Bah.  Al via partiamo con Miki in testa a fare lo Scout, Willie dietro come cartografo-navigatore, e via via tutti. Io sono in ultima posizione. Il GPS ci segnala l’OBJ1 alla nostra destra a circa 480 mt. Memori dei consigli del Corvo, imbocchiamo una strada alla nostra destra in salita, anzi diciamo in verticale! Dopo cento metri io mi lamento perché gli organizzatori sono dei sadici. Far affrontare subito da freddi una salita del genere significa fiaccare le gambe alle persone. Finalmente in lontananza si intravede un bivio con una strada in salita e una in discesa. Le mie gambe oramai non mi tengono più e il fiato non so nemmeno cosa sia, ma la strada in discesa mi fa sperare. Purtroppo il Capo Cartografo Willie, consultato il GPS, stabilisce che la strada giusta prosegue in salita. Peccato che dopo un altro bel pezzo di strada sempre in salita, ci toviamo in casa di una signora che ci comunica che da lì non è passato nessun’altro, mentre il suo cane alto circa 20-25 centimetri, cerca di attaccarci. In preda alla frustrazione e, oramai, con la sempre più forte sensazione di aver cannato di brutto strada, insospettiti inoltre dal fatto che il GPS continua a dare l’obiettivo distante 480 mt., stacchiamo la rete di confine di un campo (dopo l’abbiamo risistemata, non siamo vandali) e proseguiamo la nostra strada in salita. I nostri sospetti che qualcosina sia leggermente fuori fase nel GPS, vengono confermati quando, dopo aver raggiunto la cresta del monte, ci troviamo su una strada asfaltata con normale passaggio di veicoli e due ciclisti che, vedendoci, tirano una Madonna secca, se la fanno addosso e partono per una cronoscalata degna del Pirata. Nonostante questo due persone hanno voluto proseguire per vedere, ma visto che la situazione era almeno sospetta, il resto della squadra si è fermata a fare un punto della situazione. Io ormai non ho nemmeno più una parvenza di energia in corpo, anche se mi dovrei vergognare, ma sono fiaccato dalla nottata. Visto che abbiamo 30 minuti per raggiungere ogni OBJ, compresi i vari WayPoint e gli eventuali ingaggi con i cecchini e le controinterdizioni, e ormai ne sono passati 25, dobbiamo ammettere che è successo… si, ci siamo persi! A questo punto il Capo Tano chiama l’organizzazione e dice le parole più brutte e umilianti che ho sentito da quando gioco a softair: “Organizzazione qui India 9… mi ricevete?” pausa… “ci siamo smarriti…” Dopo queste parole l’organizzazione ci comunica di aspettare qualcuno per il recupero. Nell’attesa Tano cerca di capire perché il GPS ci ha portato fuori strada così tanto finchè non esclama: “Cazzo! È sbagliato il reticolo! Willie, non diceva 480 mt. Ma 480 Km!” praticamente avevamo impostato le stesse coordinate, però più o meno in Emilia Romagna!! Visto ciò, abbiamo chiesto l’autorizzazione all’organizzazione a proseguire da soli. Loro, molto gentilmente, ci consentono di raggiungere l’OBJ2, dandoci anche questa volta mezz’ora, solo che noi siamo, invece che a poche centinaia di metri, a più di un km di distanza! Iniziamo a scendere a velocità sostenuta per stradine e campi, attraversandone uno arato bello bagnato, che appesantisce non poco gli scarponi. Raggiungiamo la strada asfaltata e proseguiamo verso la direzione che ci indica il navigatore, scendiamo per un canalone, passando di fianco a delle arnie di api. Improvvisamente delle raffiche alla nostra sinistra, ma da parte nostra lo scoraggiamento e la stanchezza sono alte e non abbiamo grandi reazioni, diciamo che, secondo me, molti gli tirerebbero volentieri il fucile in faccia da quanto ci sentiamo scoraggiati per aver perso il percorso. Meno male che alcuni si ripigliano e lo seccano (non mi ricordo chi, anche perché ero veramente fuso). Questo ci da un po’ di carica e ripartiamo a spron battuto verso l’OBJ2. Finalmente vediamo in fondo un cartello, ma di interdizione o difesa nemmeno l’ombra. Troppo bello per essere vero! Infatti, il cartello dice che siamo arrivati al WP2 e non all’OBJ. Il problema è stato che anche in questo caso il GPS ha cominciato a dare i numeri e ad indicare distanze che variavano dai 20 agli 80 mt. E, ovviamente ci siamo persi. A questo punto non ci rimane altro da fare che comunicare il definitivo ritiro dal torneo e riprendere, con i maroni che arano i campi, la strada per la macchina. Ma non contenta, la sfiga ci ha fa incontrare un cecchino travestito da cespuglio che, scambiandoci per una squadra ancora in gioco e non credendo ai suoi occhi trovandosi davanti un gruppo di otto soggetti che girano uno attaccato all’altro senza copertura e con i fucili lungo i fianchi, si arrapa e ci falcia tutti con una bella raffica. Io personalmente ho il bulino sulla chiappa destra, gli altri non so.Torniamo alle macchine e ci cambiamo. La squadra si dividerà e alcuni torneranno a casa subito, altri dopo la premiazione.Che dire del nostro primo torneo? Direi che alla fine è stato un po’ sfigato, dal dormire al torneo vero e proprio, abbiamo sbagliato e ci siamo affidati ciecamente al GPS invece che studiare la cartina con la bussola, non abbiamo portato le istruzioni con i reticoli per il GPS e non abbiamo pianificato bene il giorno prima le operazioni da effettuare, ma abbiamo imparato che le prossime volte dobbiamo muoverci in determinati modi, abbiamo affrontato comunque con tutte le nostre energie e le nostre capacità quello che dovevamo fare, anche se abbiamo sbagliato, abbiamo continuato nonostante fossimo tutti scoraggiati e stanchi (io personalmente mi scuso con tutti per la mia stanchezza eccessiva, ma vi assicuro che ho fatto tutto quello che riuscivo a fare in quel momento). Non abbiamo mollato e ci siamo tirati su il morale l’uno con l’altro. Abbiamo saputo scherzare anche se avevamo fatto una figuraccia e non abbiamo litigato tra noi. Quindi direi che ne è valsa ampiamente la pena e che sono stato molto contento di affrontare questa avventura con tutti quelli che erano là. Senza dimenticare anche i nostri compagni che a casa si sono sbattuti per farci allenare la domenica precedente.Beh ragazzi, direi che siamo stati grandi e che comunque lo rifarei anche domani. Grazie a tutti!

Lorenz

 

TO HOME PAGE